L’accesso al credito per un’azienda può presentarsi sotto tante forme e spesso riuscire a capire quale delle tante vie a disposizione imboccare può essere complesso. Per questo motivo, abbiamo realizzato per voi un articolo di approfondimento sull’argomento soffermandoci su tutte  le opportunità che il mondo della finanza complementare offre alle aziende.

Cos’è l’accesso al credito?

Si sente spesso parlare del problema dell’accesso al credito da parte delle PMI. Ma qual è esattamente il significato di questo termine?

Partiamo col dire che con “accesso al credito” s’intende la possibilità, per un’impresa, di richiedere un prestito presso un istituto di credito o un altro intermediario finanziario autorizzato.

Il finanziamento, ovviamente, è concesso a chi dimostra di essere in grado di restituire la somma avuta in prestito e i relativi interessi secondo le scadenze stabilite.

Il “merito di credito” rappresenta l’affidabilità economico-finanziaria dell’impresa e la sua valutazione si basa su una serie di informazioni e di documenti. Si svolge, ad esempio, una dettagliata analisi di bilancio, si valuta, laddove necessario, il business plan o si esaminano piano finanziario pluriennale e proiezioni sul cash flow di breve periodo.

Sempre più spesso, per valutare il merito di credito le banche fanno ricorso anche a modelli di rating, realizzati internamente o forniti da consulenti specializzati, che permettono di ottenere la fotografia del rischio associato a ciascuna azienda richiedente.

Le difficoltà nell’accesso al credito bancario

La crisi dei dieci anni, che ha avuto inizio con la vicenda dei mutui sub-prime americani e che ha subito un’accelerazione, almeno in Italia, con il declassamento del debito pubblico nazionale, ha rappresentato un punto di svolta sotto due profili: da un lato, ha innescato il cosiddetto credit crunch, ovvero la progressiva riduzione dell’offerta di credito che ha colpito piccole e piccolissime aziende e, dall’altro, ha posto le basi per un radicale mutamento di paradigma nei rapporti banca-impresa, sgretolando quello che era stato, per decenni, il rapporto fiduciario tra responsabili locali delle banche e imprenditori.

Gli effetti della crisi sono stati particolarmente virulenti in Italia a causa di due caratteristiche salienti del nostro tessuto produttivo.

Innanzitutto, la tendenza al “sovra-indebitamento” o, invertendo la prospettiva, alla “sotto-capitalizzazione” fondata su un relativamente scarso apporto di capitale di rischio da parte degli imprenditori e un notevole ricorso ai capitali di debito. Nel 2011, il leverage, ovvero il rapporto tra debiti finanziari e la somma di questi e il patrimonio netto, sfiorava la soglia del 50% (contro un 41% della zona euro). Il che significa che a ogni euro di patrimonio corrispondeva un euro di debito terzo.

In secondo luogo, una forte dipendenza delle piccole e medie imprese dal canale bancario da cui proveniva, negli anni ’10, oltre il 70% dei debiti finanziari delle imprese. Di fatto, nel momento più acuto della crisi, non esistevano sul mercato strumenti di finanziamento per le PMI che potessero rappresentare una credibile alternativa al credito bancario.

L’accesso al credito alternativo

Innestandosi su questa situazione di debolezza strutturale, la crisi ha messo in drammatica evidenza la necessità di diffondere una nuova e più moderna “cultura” finanziaria tra gli imprenditori e di predisporre nuovi strumenti di finanziamento complementari (o alternativi) per facilitare il finanziamento di PMI e start up.

A partire dal 2012, hanno fatto così la loro comparsa i “nuovi” minibond, le “nuove” cambiali finanziarie, l’equity crowdfunding, il direct lending, il microcredito “riformato”, il dynamic discounting, oltre a numerose misure a supporto della patrimonializzazione delle imprese.

Il crowdfunding, in particolare, anche nella sua “versione” reward, si è dimostrato uno strumento molto indicato anche per agevolare l’accesso al credito per i giovani imprenditori, spesso penalizzati dalla mancanza di capitali propri e di garanzie da offrire agli intermediari creditizi.
Puoi approfondire il tema del crowdfunding leggendo questo approfondimento ; qui invece puoi capire meglio l’equity e il lending crowdfunding.

La finanza alternativa, pur rappresentando ancora un mercato di nicchia se confrontato con quello del credito bancario tradizionale, ha registrato in questi anni, una crescita sostenuta: nell’ultimo anno, ha garantito alle imprese un flusso di capitali di circa 3 miliardi di euro, con un aumento di oltre il 30% rispetto all’anno precedente (Secondo Quaderno di ricerca sulle forme di finanziamento complementari al credito bancario, Osservatori Entrepreneurship & Finance della School of Management del Politecnico di Milano).

In particolare, il mercato dei minibond ha garantito nel 2019 una raccolta di oltre 1 miliardo, di cui circa 350 milioni distinari alle PMI emittenti.
Per un’analisi più approfondita, puoi leggere il nostro approfondimento sui minibond.

Al tempo stesso, l’equity crowdfunding ha quintuplicato i volumi della raccolta nell’arco degli ultimi due anni, così come il cosiddetto invoice trading (ovvero la cessione online delle fatture), che ha registrato un giro d’affari di circa un miliardo di euro annui nel 2019.

Nuova finanza, nuovi strumenti

Inutile dire che lo sviluppo della “nuova” finanza impone anche una revisione della “strumentazione” utilizzata dalle imprese: autovalutazione, merito creditizio, centrale rischi, rating sono termini che stanno entrando sempre più nel linguaggio quotidiano delle imprese. Qualunque sia il canale di finanziamento individuato, per le aziende diventa fondamentale acquisire dimestichezza con i nuovi strumenti di analisi e di pianificazione finanziaria. Presentarsi di fronte a un investitore o a un finanziatore senza una chiara visione del proprio posizionamento sul mercato, in termini di affidabilità, di redditività, di sostenibilità significa esporsi al forte rischio di una bocciatura.

Proprio per supportare le imprese in questo percorso di “formazione sul campo” Innexta ha predisposto una serie di tool online che gli imprenditori possono utilizzare.
Per esempio, per valutare il proprio merito di credito, per verificare l’affidabilità finanziaria dei propri partner commerciali è online il tool Innexta Score. Per valutare invece il proprio allineamento ai requisiti delle PMI innovative, è possibile compilare il questionario online e verificare se la propria azienda è una PMI innovativa.

 

 

Articolo del 26 febbraio 2020

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