L’impennata dello spread mette a rischio le banche italiane che dovranno spendere di più e ricapitalizzarsi per far fronte al deciso calo del valore dei titoli di Stato in pancia.

I primi effetti di questa crisi dello spread iniziano già a farsi vedere su famiglie e imprese. In primo piano ci sono mutui e prestiti che rischiano di diventare più salati. Le banche italiane dovranno, infatti, finanziarsi sui mercati internazionali dei capitali a livelli più esosi e questi extra-costi saranno girati sulla clientela. Per ora non ci sono stati rincari sulle rate dei finanziamenti a tasso variabile già stipulati dalla clientela negli anni passati. Questo perché sono tarati sull’Euribor, indice europeo che poco risente della crisi locale italiana e che quindi in queste ultime settimane non si è mosso (i prestiti a tasso fisso restano invariati).  I rincari ci potranno essere però sui contratti di mutui e prestiti futuri, sia fissi sia variabili.

Lato imprese,  se la corsa dello spread tornerà a livelli di paura, gli istituti bancari dovranno proteggere i propri indici patrimoniali e quindi si troveranno a dover rallentare la concessione di finanziamenti.

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