Il tessuto imprenditoriale italiano è costituito principalmente da piccole e medie imprese che, con la crisi degli ultimi anni, hanno assistito all’introduzione di novità volte alla loro ripresa.
Con questo articolo, proponiamo un viaggio nel mondo delle PMI e un approfondimento sulle novità portate dalle PMI innovative.

Cosa sono le PMI?

Il tessuto imprenditoriale italiano conta oltre 5 milioni di aziende attive, di cui oltre un quinto costituito da società di capitali.

Questo sistema produttivo è costituito per la maggior parte da micro, piccole e medie imprese, le cui caratteristiche sono definite con precisione dalla Raccomandazione n. 2003/361/CE della Commissione Europea:
1. la micro impresa occupa meno di 10 occupati e ha un fatturato annuo non superiore a 2 milioni di euro;
2. la piccola impresa occupa meno di 50 occupati e ha un fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro;
3. la media impresa occupa meno di 250 occupati e ha un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro o un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro.

Quali sono i problemi tipici delle PMI italiane?

I problemi tipici con cui devono confrontarsi le PMI sono il frutto di un combinato disposto che ha nelle peculiarità della struttura finanziaria delle aziende e nelle distorsioni dei rapporti di fornitura le principali cause di debolezza.

Innanzitutto, le nostre PMI hanno storicamente sottovalutato l’importanza della gestione finanziaria nell’organizzazione dell’azienda, ritenendola spesso del tutto marginale rispetto all’aspetto produttivo e commerciale.

In secondo luogo, hanno accentuato, tra gli anni ’90 e la crisi di inizio millennio, la tendenza a un sovraindebitamento che, molti casi, ne ha fortemente indebolito la stabilità e la capacità competitiva, esponendole alle contrastanti dinamiche del mercato.

Questa debolezza si è andata a inserire su un terzo problema strutturale, ovvero la notevole dipendenza dal sistema bancario che, in molti casi, rappresentava la principale se non unica fonte di finanziamento delle aziende, anche a causa della mancanza di reali alternative di mercato.

Da ultimo, i notevoli tempi di incasso che sono progressivamente cresciuti negli anni della crisi a causa, da un lato, dei vincoli di bilancio della committenza pubblica e, dall’altro, dello scarso potere negoziale dei fornitori “di mezzo”, stretti tra le dilazioni richieste dai grandi committenti e le pressioni provenienti dai fornitori di materie prime.

La crisi dei dieci anni ha notevolmente acuito questa debolezza strutturale, mettendo a durissima prova la tenuta del sistema e cambiando radicalmente i tradizionali rapporti banca-impresa.

Di fronte alla prospettiva di uno strutturale credit crunch e mancando una valida alternativa a questo canale di finanziamento, il decisore politico, a partire dal 2012, ha avviato un’ampia opera di riforma del sistema di finanziamento delle imprese, introducendo nell’ordinamento nuovi strumenti e nuove categorie giuridiche.

Perché diventare una PMI innovativa?

È in questo contesto che si va ad inserire la nascita della nuova categoria di “PMI Innovativa”, prevista dal DL “Investment Compact” del 2015 con cui si individuano tutte quelle imprese che rispondono a precisi requisiti di innovatività, ricerca e utilizzo di risorse umane qualificate.

L’obiettivo del Governo era quello di incoraggiare la diffusione dell’innovazione tecnologica in tutti i settori produttivi, a prescindere dalle caratteristiche anagrafiche delle aziende, in modo da rilanciare la competitività del nostro sistema-Paese.

A tal fine, la maggior parte delle agevolazioni già previste per le startup innovative sono state estese anche alle PMI innovative, in modo da creare una cornice giuridica atta a favorire l’investimento nella ricerca e nel trasferimento tecnologico.

Quali sono i requisiti per diventare una PMI innovativa?

Le micro, piccole e medie imprese che vogliono fregiarsi della qualifica di “PMI innovativa” e godere dei relativi benefici previsti dalla legge devono rispettare i seguenti requisiti di base:

  • essere costituite come società di capitali, anche in forma cooperativa;
  • disporre di almeno un bilancio certificato o, eventualmente, di un bilancio consolidato redatto da revisore dei conti o società iscritta nel registro dei revisori contabili;
  • non avere azioni quotate su mercato regolamentato;
  • non essere iscritte al registro delle startup innovative.

Inoltre, devono rispettare almeno 2 dei 3 specifici requisiti speciali:

  • investire in spese di ricerca, sviluppo e innovazione almeno il 3%della maggiore entità fra costo e valore totale della produzione;
  • impiegare almeno il 20% dei dipendenti in possesso o in corso di svolgimento di dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera (in alternativa, il 33% dei dipendenti deve avere una laurea magistrale);
  • essere titolari di almeno un brevetto relativo ad un prodotto innovativo o dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore.

Quali sono i vantaggi delle PMI innovative?

Tutte le PMI che rispettano i requisiti elencati, possono godere di diversi vantaggi e agevolazioni, come ad esempio:

  • l’accesso diretto e semplificato al Fondo di garanzia per le PMI,
  • il supporto dell’Agenzia ICE nel caso vogliano intraprendere un percorso di internazionalizzazione,
  • la proroga del termine per il ripianamento delle eventuali perdite,
  • l’esonero dall’imposta di bollo.

Né va dimenticata l’agevolazione fiscale a favore degli investitori che intervengono in una PMI innovativa, che prevede la possibilità di dedurre (o detrarre a seconda della persona giuridica dell’investitore) il 30% della somma investita, purché l’investimento sia mantenuto per tre anni. Questo beneficio è stato studiato per facilitare il fund raising sia tramite il ricorso all’equity crowdfunding sia tramite il più tradizionale private equity e venture capital.

Per capire meglio le potenzialità di questi strumenti, consulta la sezione dedicata nelle nostre FAQ.

 

Per approfondire tutti i vantaggi delle PMI innovative, consulta il webinar di Gianmarco Paglietti nell’Area Riservata.

Nel frattempo, dai un’occhiata subito alle nostre card che li riassumono.

Quali sono le differenze tra PMI innovative e startup innovative?

La differenza primaria fra PMI e startup innovative è la “questione anagrafica”.
Infatti per definirsi tale, le startup innovative (introdotte nell’ordinamento giuridico dal Decreto Crescita 2.0) devono essere nuove o attive da meno di cinque anni; al contrario, un’impresa si può definire PMI innovativa indipendentemente dalla data di costituzione, indipendentemente dall’oggetto sociale.
Una differenza secondaria ma comunque di grande importanza, sta nel bilancio: le startup innovative devono avere un bilancio inferiore ai 5 milioni di euro, mentre le PMI innovative possono raggiungere la soglia di 50 milioni di euro.

Come diventare una PMI innovativa?

Le aziende che vogliano diventare PMI innovativa e iscriversi nella sezione speciale del Registro Imprese possono rivolgersi alla propria Camera di commercio di riferimento o consultare questo link del sistema camerale.

Secondo una stima degli operatori di mercato, in Italia esistono circa 20.000 potenziali PMI innovative che spesso però, non sanno di avere i requisiti necessari per accedere alle agevolazioni previste.

Innexta – Consorzio Camerale Credito Finanza ha sviluppato un tool online, utilizzabile gratuitamente tramite semplice registrazione sul sito, che permette agli imprenditori di verificare in tempo reale la sussistenza dei requisiti o, in alternativa, di individuare le criticità che impediscono al momento di fare il “salto di qualità”.

Questo strumento di autovalutazione online è solo una delle iniziative che Innexta ha messo in campo per diffondere la cultura dell’innovazione e la conoscenza dei vantaggi previsti per le PMI innovative.

Un altro esempio dell’impegno in tale ambito è rappresentato dalla mappatura delle potenziali start up e PMI innovative che Innexta sta realizzando in collaborazione col sistema camerale per individuare le aziende in possesso dei requisiti e per informarle sulle policies pubbliche a supporto di queste tipologie di imprese.

Uno degli ultimi lavori effettuati (dopo quello della Lombardia e del Trentino Alto Adige) ha riguardato il territorio delle provincie di Treviso e Belluno.

Il progetto si è posto innanzitutto l’obiettivo di individuare le aziende “potenzialmente” interessate alla normativa in oggetto, riguardante le PMI innovative e più in generale la policy sull’innovazione. Per effettuare questo lavoro lo strumento principale è stato quello di accesso a banche dati in qualche modo legate ad elementi caratterizzanti il “fattore innovazione” (banca dati brevetti, AIDA per i dati di bilancio, aziende beneficiarie di agevolazioni all’innovazione a livello locale, ecc…).

Il lavoro è poi proseguito con l’invio, ad oltre 700 aziende, di un questionario composto da domande sui temi riguardanti la policy sull’innovazione.

Dal quadro emerso e possibile evidenziare che, almeno sul territorio in questione (Treviso e Belluno) esiste una decisa spinta all’innovazione da parte delle aziende anche se talvolta la policy in oggetto sembra essere abbastanza, ma non ancora del tutto, conosciuta.

Inoltre il numero delle aziende innovative, regolarmente iscritte al registro dedicato, appare ancora sottodimensionato rispetto al numero delle “potenziali” aziende innovative presenti sul territorio trevigiano e bellunese. Tra le cause una scarsa “cognizione di sé” come innovativa, da parte delle aziende e possibili carenze nella comunicazione della policy.

Risulterà pertanto determinante, per una efficace attuazione della policy e per la conseguente piena emersione dei possibili benefici socio-economici che ne rappresentano la ratio, continuare, sia a livello nazionale che locale, ad attuare iniziative che permettano un sempre più efficace grado di raggiungimento di tale policy attuata a tutte le aziende potenzialmente interessate.
Il lavoro che sta svolgendo in tal senso Innexta, ne rappresenta un valido esempio ed un unicum nel panorama italiano.

Articolo del 12 febbraio 2020

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