La finanza complementare

Per finanza complementare si intende l’insieme di tutti quegli strumenti di finanziamento per le imprese – e per le MPMI in particolare –  che si affiancano al credito bancario. Si possono citare, come esempio, i mini-bond, il crowdfunding, la quotazione in Borsa, il venture capital o il private equity.

I Bond

I cosiddetti bond sono obbligazioni emesse da soggetti pubblici o privati che intendono finanziarsi direttamente sul mercato attraverso il collocamento di titoli presso diverse tipologie di investitori. Per le PMI sono disponibili sul mercato i cosiddetti mini-bond, ovvero obbligazioni che possono essere emesse da società di capitali non quotate con procedure semplificate.

I Mini-bond

I mini-bond sono titoli di debito (obbligazioni) che un’impresa, solitamente di medie dimensioni, emette per finanziarsi sul mercato.

Sono titoli senza limiti di scadenza: possono essere a breve termine, generalmente utilizzati per la liquidità, o a medio-lungo termine, per il finanziamento di piani di sviluppo, per progetti di internazionalizzazione, per l’acquisizione di aziende o per il lancio di nuovi brand.

Questi titoli possono essere collocati esclusivamente presso investitori qualificati (fondi di investimento, intermediari finanziari vigilati, investitori professionali privati, compagnie di assicurazione, ecc) o quotati su un mercato borsistico dedicato (ExtraMOT Pro in Italia), anch’esso accessibile solo a investitori qualificati.

Non possono essere collocati presso investitori retail (ad esempio, piccoli risparmiatori), pena la decadenza delle agevolazioni e dei benefici previsti dalla legge per gli emittenti.

Le Cambiali finanziarie

Le cambiali finanziarie sono titoli simili ai mini-bond. A differenza di questi, non si tratta di obbligazioni ma di titoli esecutivi, alla stregua degli assegni o delle comuni cambiali.

L’emissione delle cambiali finanziarie richiede la presenza di uno sponsor, che assiste l’azienda emittente lungo tutto il percorso che va dalla due diligence al rimborso dei titoli.

Lo sponsor ha anche un ruolo di garante verso il mercato: deve, infatti, detenere una quota dei titoli emessi ed esprimere un giudizio di affidabilità sull’emittente e sull’eventuale garante.

I Basket bond

Per basket bond si intendono portafogli di titoli di debito, in particolare mini-bond, destinati alla cartolarizzazione e al successivo collocamento sul mercato. L’obiettivo perseguito con questo strumento è quello di permettere l’accesso ai capitali dei grandi investitori internazionali anche a imprese con un (relativamente) limitato fabbisogno finanziario che, da sole, non sarebbero in grado di attrarre l’attenzione di questi soggetti.

In Italia abbiamo due esempi di successo: il progetto Hydrobond, con cui sono stati cartolarizzati i titoli emessi da un gruppo di aziende municipalizzate venete che gestiscono, all’interno di un consorzio regionale, il sistema idrico locale; il basket bond del progetto Elite di Borsa Italiana, con cui sono stati cartolarizzati i titoli di dieci aziende appartenenti al progetto, caratterizzati, in particolare, dalla garanzia mutualistica tra gli emittenti.

I Green Bond

I green bond sono comuni obbligazioni con la caratteristica di essere destinate a finanziare progetti con impatto positivo sull’ambiente, sull’efficienza energetica, sullo sviluppo di fonti pulite, ecc.

Inizialmente emessi per finanziare progetti realizzati da istituzioni finanziarie transnazionali, si sono poi diffusi presso agenzie statali e locali e, da ultimo, anche presso le aziende private.

I Social Bond

I social bond sono obbligazioni, emesse spesso da banche o da altri intermediari finanziari, pubblici o privati, con rendimenti garantiti finalizzati a sostenere progetti di impatto sociale. Una quota dei capitali raccolti, infatti, viene destinato a sostenere iniziative o organizzazioni no profit ad alto impatto sociale.

Il Crowdfunding

Il crowdfunding (letteralmente “finanziamento dalla folla”) è un nome collettivo con cui si designano una serie di strumenti finanziari, molto diversi tra di loro e, in alcuni casi, molto conosciuti sul mercato, che hanno due caratteristiche comuni: basarsi sull’intermediazione di gestori di piattaforme Internet dedicate e rivolgersi, potenzialmente, a una vasta platea di potenziali investitori, pubblici e privati.

Il crowdinvesting

Per crowdinvesting si intende l’insieme degli strumenti, riconducibili in senso lato al crowdfunding, dedicati al finanziamento delle imprese. Rientrano, pertanto, in questa categoria: l’equity crowdfunding, il business lending crowdfunding (che si può far rientrare nel più ampio ambito del social lending) e l’invoice trading.

L’equity crowdfunding

L’equity crowdfunding è uno strumento di finanziamento che prevede la cessione di azioni o di quote di capitale agli investitori tramite apposite piattaforme Internet autorizzate da Consob.

Possono fare ricorso a questo strumento tutte le imprese, anche operanti in settori tradizionali. Nel caso di investimenti in start up innovative e PMI innovative, gli investitori godono di speciali agevolazioni fiscali.

Lo strumento è rivolto sia a investitori qualificati sia a piccoli risparmiatori che, acquisendo le quote della società emittente, ne diventano soci a tutti gli effetti, condividendone il rischio imprenditoriale.

Il business lending crowdfunding

Il segmento business del lending crowdfunding è uno strumento di finanziamento simile, nel funzionamento, al tradizionale credito bancario: alle banche si sostituiscono, in questo caso, investitori istituzionali e retail. I potenziali investitori interagiscono con le imprese tramite piattaforme Internet dedicate. Le imprese finanziate devono remunerare l’investitore con un interesse precedentemente concordato e rimborsare il capitale secondo le scadenze previste dalla piattaforma.

Possono utilizzarlo tutte le PMI e, su alcune piattaforme, sono ammesse  anche le start up.

L’invoice trading

Si tratta della comune cessione di fatture, realizzata con l’intermediazione di piattaforme Internet dedicate.

Possono utilizzare questo servizio tutte le tipologie di imprese, con alcuni limiti che variano, però, a seconda delle piattaforme.

L’azienda cedente propone la propria fattura al club deal di investitori che fanno capo alla piattaforma e che, tramite un sistema di asta o di marketplace, acquisiscono il credito anticipandone una parte al cedente.

Al saldo della fattura da parte del debitore, l’investitore provvede, a sua volta, a versare il saldo decurtato di una percentuale che rappresenta la sua remunerazione.

Il reward crowdfunding

Questo strumento prevede l’erogazione di “ricompense” a fronte di un versamento di denaro da parte di un finanziatore. Le ricompense possono essere simboliche, nel caso di donazioni fatte per scopi benefici, sociali, ambientali ma può capitare che si configurino come vere e proprie prevendite di prodotti e servizi di futura produzione.

L’equity

Rientrano in questa categoria le operazioni finalizzate all’aumento di capitale o al passaggio di quote di una società. L’investitore diventa socio a tutti gli effetti dell’azienda e ne condivide il rischio imprenditoriale. Le operazioni in equity comportano generalmente un impegno “a tempo” per l’investitore, che cederà la propria partecipazione in azienda dopo un periodo definito fin dal momento dell’accordo con l’imprenditore.

Il venture capital

Il venture capital è un investimento nel capitale di debito di un’azienda in fase di start up o nei primi stadi di sviluppo. L’investimento è realizzato solitamente da investitori privati, fondi o istituzioni pubbliche. L’investitore apporta un contributo in termini di capitali, di esperienza e di contatti per far crescere l’azienda che, per rientrare nel target di riferimento, deve operare in settori ad alto potenziale di crescita o proporre progetti con ottime prospettive di mercato.

L’investimento viene mantenuto per alcuni anni, secondo la durata preventivamente concordata con l’imprenditore. Al termine del periodo stabilito, le quote detenute dall’investitore vengono cedute ad altri investitori, rivendute all’imprenditore o quotate in Borsa.

I business angels

I business angels sono investitori privati che acquisiscono quote di imprese nella fase di start up o che supportano aspiranti imprenditori nella costituzione dell’azienda stessa. Si tratta, generalmente, di manager o ex manager, imprenditori, mecenati, che investono capitale proprio per aiutare piccole realtà imprenditoriali a nascere, crescere e consolidarsi.

Intervengono generalmente nei settori dove vantano competenze specialistiche, apportando un contributo in termini di esperienza e networking e affiancando spesso l’imprenditore direttamente in azienda.

A differenza del fondo di  venture capital, investono fondi propri, seguendo logiche meno vincolate a obiettivi di budget e di redditività finanziaria, fermo restando che è, naturalmente, loro interesse valorizzare al meglio la partecipazione in azienda per ottenerne una adeguata remunerazione al termine del periodo di investimento.

Il private equity

Il private equity raggruppa tutti gli investimenti in capitale di rischio realizzati durante la fase di maturità delle aziende.

Generalmente questi investimenti vengono realizzati da investitori corporate, da fondi specializzati o da grandi gruppi finanziari che traggono la propria remunerazione dal buon esito dell’operazione.

Si tratta di finanziamenti destinati al passaggio di proprietà di aziende mature, alla ristrutturazione o al risanamento finanziario, alla costituzione di holding o alla quotazione in Borsa.

Secondo la scuola di pensiero prevalente in Europa, il venture capital e il private equity rappresentano strumenti diversi che si distinguono per la fase di maturità delle aziende investite e per gli importi delle operazioni, mentre, secondo la scuola americana, il private equity raggruppa sia il venture capital sia il cosiddetto buy out, destinato, invece, a investimenti più strutturati.

La quotazione in borsa

La quotazione in Borsa rappresenta un passaggio importante nella vita di un’azienda. Si tratta di un radicale cambiamento di status, che impone all’impresa una maggior attenzione verso  tematiche quali trasparenza, comunicazione, efficienza, responsabilità sociale, ambientale, etica.

In Italia esistono una serie di mercati che offrono alle aziende soluzioni diversificate in base al fabbisogno finanziario e alla fase di sviluppo: per le PMI si possono citare AIM Italia, dedicato alle imprese di medie dimensioni e caratterizzato da ridotti obblighi regolamentari e ExtraMOT Pro, dove sono quotati, in particolare, i mini-bond e le cambiali finanziarie.

AIM Italia

AIM Italia è un mercato dedicato alle PMI, nato nel 2012 sulle orme dell’omonimo mercato inglese. Per quanto non vi siano limiti legalmente stabiliti, il mercato è destinato a imprese di discrete dimensioni e con una adeguata struttura organizzativa. Le procedure di quotazione sono semplificate, per facilitare l’accesso al mercato borsistico anche ad aziende che non dispongono dei requisiti, piuttosto restrittivi, richiesti dal segmento principale.

AIM Italia ha conosciuto un notevole sviluppo nel corso dell’ultimo biennio, grazie anche allo sviluppo dei PIR che hanno contribuito a far crescere l’attenzione verso le emittenti minori, generalmente poco seguite da broker e altri operatori di Borsa.

ExtraMOT Pro

ExtraMOT Pro è il segmento professionale di ExtraMOT, il sistema multilaterale di negoziazione destinato ai titoli obbligazionari.

In questo segmento possono essere quotati, in particolare, i mini-bond e le cambiali finanziarie emessi dalle PMI che, in base alla normativa, devono circolare presso investitori qualificati per poter godere delle agevolazioni e delle esenzioni previste dalla legge. Per ottemperare, anche, a queste disposizioni e permettere l’adozione di procedure e adempimenti semplificati, anche sotto il profilo informativo, per le imprese quotande, su ExtraMOT Pro non possono operare investitori retail.