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Rating ESG: come le imprese vengono valutate da banche e mercato dal punto di vista della sostenibilità

By 17 Luglio 2026 No Comments

Tradizionalmente, la valutazione della solidità di un’impresa si è concentrata soprattutto sui dati economici e finanziari: fatturato, margini, indebitamento e liquidità. Oggi questi elementi vengono sempre più spesso integrati con informazioni relative alla sostenibilità, alla governance e alla capacità dell’impresa di gestire rischi ambientali e sociali.

Il rating ESG è il risultato di questa evoluzione. Si tratta di una valutazione sintetica che considera le performance, i rischi e gli impatti di sostenibilità di un’organizzazione lungo tre dimensioni: ambientale, sociale e di governance. Non sostituisce la valutazione economico-finanziaria tradizionale, ma la affianca e la integra e, in alcuni casi, può influenzarla.

Il rating ESG può essere espresso attraverso un punteggio numerico, una classe alfanumerica, un giudizio oppure una combinazione di questi elementi. Non esiste una scala universalmente valida: metodologie, indicatori e criteri di ponderazione cambiano tra i diversi provider. Per interpretare correttamente un rating è quindi necessario comprendere che cosa misura, quali dati utilizza e quale prospettiva adotta, ad esempio se considera i rischi ESG per l’impresa, gli impatti dell’impresa su persone e ambiente oppure entrambe le dimensioni.

Cosa viene misurato: una nuova “pagella” per le imprese

Il rating si costruisce su indicatori qualitativi e quantitativi distribuiti nei tre pilastri ESG.

La dimensione ambientale valuta l’impatto dell’impresa sull’ecosistema: emissioni di CO₂, consumo energetico e idrico, gestione dei rifiuti, politiche di riciclo, azioni a tutela della biodiversità. Per un’azienda manifatturiera, questi parametri pesano in modo significativo sulla valutazione finale.

La dimensione sociale esamina le relazioni con le persone: dipendenti, clienti, comunità locali. Rientrano in questa area le condizioni di lavoro, la sicurezza, la parità di genere, i salari equi, le politiche di inclusione. Non si tratta di elementi “soft”: un’impresa con un alto tasso di infortuni o con contenziosi lavorativi aperti è, agli occhi di chi la valuta, un’impresa con rischi operativi concreti.

La dimensione di governance riguarda come l’impresa è gestita e quanto è trasparente: composizione del consiglio di amministrazione, politiche anti-corruzione, sistemi di remunerazione legati a obiettivi misurabili, responsabilità nei confronti degli stakeholder. Una governance debole amplifica ogni altro rischio aziendale.

Chi calcola il rating e come

Le valutazioni ESG possono essere elaborate da provider specializzati oppure direttamente da banche, investitori e grandi imprese attraverso modelli interni. Una stessa impresa può quindi ricevere valutazioni differenti, perché cambiano gli indicatori considerati, le fonti utilizzate, il peso attribuito ai diversi fattori e la finalità dell’analisi.

Il processo prevede la raccolta di dati da fonti diverse: report di sostenibilità, certificazioni come ISO 14001, questionari compilati dall’impresa, informazioni provenienti da media e autorità di vigilanza, o ancora audit di terze parti.

Un aspetto importante: i criteri di ponderazione variano in base al settore. Un’azienda manifatturiera può essere valutata con maggiore attenzione sui parametri ambientali rispetto a una società di servizi finanziari, per la quale possono assumere più peso la governance e gli impatti sociali. Per interpretare correttamente i risultati è utile osservare l’evoluzione nel tempo e, quando la metodologia lo consente, il posizionamento rispetto a imprese comparabili.

Il rating come leva competitiva per le PMI

Un rating ESG elevato non è solo una questione di reputazione, perché può avere conseguenze pratiche su tre fronti che riguardano direttamente le piccole e medie imprese.

Accesso al credito. I fattori ESG stanno assumendo un peso crescente nei processi di valutazione e gestione del rischio delle banche. Una buona capacità di misurare e gestire i rischi di sostenibilità può contribuire a migliorare il profilo informativo dell’impresa e, in alcuni casi, favorire l’accesso a prodotti o condizioni dedicate. Non rappresenta però una garanzia automatica: le condizioni dipendono anche dalla situazione economico-finanziaria, dal settore, dalla qualità dei dati e dalle politiche adottate dalla singola banca.

Posizione nella supply chain. Le imprese soggette agli obblighi europei di rendicontazione possono aver bisogno di raccogliere informazioni rilevanti anche lungo la propria catena del valore. Il quadro europeo più recente punta, tuttavia, a rendere tali richieste proporzionate e a limitare gli oneri per le imprese più piccole. Di conseguenza, clienti e capofiliera possono richiedere ai fornitori dati strutturati sulle principali dimensioni ambientali, sociali e di governance. Per una PMI, disporre di informazioni ESG affidabili e documentate può quindi rappresentare un elemento utile nei processi di qualifica, nelle gare e nei rapporti con i grandi committenti.

Efficienza operativa. Il processo di costruzione del rating porta quasi sempre a identificare sprechi energetici, inefficienze nei processi e rischi nella catena di fornitura che, una volta corretti, generano risparmi diretti. La sostenibilità, in questi casi, si ripaga.

Le sfide da non sottovalutare: trasparenza e raccolta dati

Il panorama normativo si è rafforzato con il Regolamento (UE) 2024/3005 sulla trasparenza e l’integrità delle attività di rating ESG, pubblicato il 12 dicembre 2024, entrato in vigore il 1° gennaio 2025 e applicabile dal 2 luglio 2026. Le nuove regole non impongono un’unica metodologia di valutazione ma richiedono maggiore trasparenza sugli obiettivi, sui dati e sui criteri utilizzati, rafforzando al tempo stesso la governance e l’indipendenza dei provider. I soggetti che offrono rating ESG nell’Unione europea devono essere autorizzati e vigilati dall’ESMA.

La sfida principale per le PMI non è tanto ottenere un punteggio alto, quanto disporre di dati raccolti in modo strutturato. Un’impresa che non dispone di un’infrastruttura solida per la raccolta dei dati rischia di ricevere valutazioni incomplete, poco robuste o non pienamente rappresentative delle pratiche effettivamente adottate. Il punto non è soltanto che cosa si fa, ma quanto si è in grado di dimostrarlo attraverso informazioni affidabili e trasparenti.

Per questo, migliorare il proprio rating non è questione di singole iniziative estemporanee. Richiede di integrare gli obiettivi ESG nella strategia aziendale, di raccogliere e pubblicare dati in modo trasparente e continuativo, di costruire nel tempo una governance solida e verificabile.

Per le PMI, il percorso verso una valutazione ESG più solida inizia con una fotografia dello stato dell’arte: sapere dove si è. Prima di poter migliorare, è utile svolgere un assessment per comprendere quali dati esistono già, quali mancano e quali processi devono essere strutturati. Un riferimento utile è anche lo standard volontario VS, raccomandato dalla Commissione europea nel luglio 2025 per aiutare le PMI a organizzare e comunicare le informazioni di sostenibilità in modo proporzionato e a rispondere più facilmente alle richieste di clienti e istituzioni finanziarie.